la mia città è il centrosud

“La mia città è il Centrosud”

Nonostante sia una cosa ridicola, spesso capita di ascoltare serrati confronti tra la vita culturale dei paesini e quella delle grandi città. Esempio di provincialismo apolide e subalternità culturale, il confronto è estremamente miope e fuorivante perché si basa solo sui confini spaziali -burocratici- di un’area urbana e non su quelli “temporali”. Ma nel tempo che impiega un abitante di Roma a raggiungere le sue destinazioni mondane, un qualsiasi paesano della Campania arriva quasi ovunque nella sua regione

“La città offre più opportunità”, “Il paese è arretrato, privo delle attività culturali che trovi tipo a Roma”. Simili banalità si ripetono spesso, in una forma più o meno plausibile e condivisibile. Tuttavia, come si è detto, il confronto è fuorviante. Quando si esce in una città come Roma (la cui enormità e singolarità non esonera la metropoli dall’essere, bizzarramente, uno dei più frequenti termini di paragone), si accetta implicitamente di sacrificare una parte del proprio tempo per accedere all’esperienza di volta in volta proposta. Una mostra, uno spettacolo di cabaret, una proiezione, un dibattito. Che si viaggi in metro, in bus o in macchina (o un po’ dell’una e un po’ dell’altra), le tempistiche per raggiungere la propria meta variano in genere dalla mezz’ora all’ora e mezza.

Acquisendo come dato la media di un’ora di percorrenza, per istituire un confronto sensato tra le proposte esistenziali e culturali di un paese e quelle di una città dovremmo quindi prendere in considerazione tutto ciò che gravita fino a un’ora dal borgo di partenza. La minore densità (di persone, macchine, punti d’interesse…) del paese che ci è sembrata uno svantaggio all’inizio della nostra riflessione si ribalta in un vantaggio poiché un’ora di percorrenza, lontano dalle congestioni urbane, acquisisce un ancor più importante valore chilometrico. Per cui un giovane di Venticano avrà come “città” Napoli, Benevento, Avellino ma anche la quasi totalità dei paesi della regione, con le loro esplosioni estive e le loro proposte di margine tutt’altro che marginali. Sforando leggermente dal nostro dato medio, la nostra “città” comprenderà Campobasso e Foggia, mentre la “città” di una giovane di Bellizzi sarà estesa fino a Potenza. Potrà dunque sostenere che la sua città è l’intero Centrosud.

“La mia città è il Centrosud” era dunque il nome di una bozza progettuale che proposi a qualche amico e associazione una decina di anni fa. Rimasta solo un’idea perché buttare giù delle idee è cosa diversa dal fare progettazione sociale, che è un mestiere vero e proprio con il suo know how (anche se per molti resta un mistero). Il tema non va confuso con il confronto tra i pregi della vita urbana e i pregi della vita di paese o rurale. L’idea era di stimolare al massimo la messa in rete delle proposte culturali più significative della Campania, in particolare dei piccoli centri, e di promuovere una mobilità solidale in grado di generare nuove relazioni (andava di moda blabla car). L’ovvio punto di partenza sarebbe stata una piattaforma-calendario-trip sharing per il quale proponevo il nome di “Camp’Ass” (Campania Associazioni, ma anche “campass'” meglio). 

Provai anche ad abbozzare una previsione: «Ci si aspetta che, in un primo momento, aumenterà l’attrattività di luoghi già di richiamo e realtà associative già consolidate, mentre, in un secondo momento, nuove realtà associative e paesi più marginali registreranno inediti flussi di incoming dovuti sia alle relazioni personali incoraggiate da questa mobilità sia da un aumento dell’offerta e della domanda, incoraggiate dalla piattaforma. L’indotto in termini sociali di questa “rete di reti” è potenzialmente infinito, contribuendo alla formazione di uno zoccolo duro di attivismo ecologico/culturale/solidale meno inficiato da particolarismi e dalla rigidità di un’identità associativa spesso ottenuta per “sottrazione”, per assecondare piccole nicchie locali, fondamentali per la sopravvivenza della stessa in contesti isolati». Infine, l’utopia: lo scopo è «costruire finalmente quella rete in grado di esercitare la necessaria pressione del popolo su organismi di potere deviati o quanto meno in grado compensare le mancanze di sistemi statali in crisi e antagonisti del vituperato welfare. Iniziale campo d’azione del progetto sarà la Campania, ma l’iniziativa punta a coinvolgere direttamente Molise, Puglia e Basilicata ed estendersi anche attravero il rilascio dei software elaborati in versione opensource».

Niente di fatto, resta il bel titolo. “La mia città è il Centrosud”. Se può servire da spunto, ben venga.

Alessandro Paolo Lombardo