poesia dell'anello

La Poesia dell’Anello di Tolkien in italiano e in rima, ma “fedele” all’originale

Si sa, tradurre è un po’ tradire. Tradire un bel po’. Ma anche dire, tanto dire. E allora tempo fa, su invito dell’amico Daniele Magliuolo (autore dell’espansione lovecraftiana “L’orrore dentro. Quattro incubi dai Miti di Cthulhu“), ho provato a buttare giù una traduzione della celebre Poesia dell’Anello che provasse a mantenere le rime e un certo ritmo senza allontanarsi troppo dalle parole originali.

La propongo qui sotto, assieme alla storica versione Alliata / Principe, a quella di Ottavio Fatica e a quella dell’amico che ha lanciato la sfida.

Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo sconfinato
Sette ai Principi dei Nani chiusi in Regge di Sasso
Nove agli Uomini Mortali, destinati al trapasso
Uno al Sire Oscuro sul suo soglio ottenebrato
N
ella Terra di Mordor dove l’Ombra si dispiega.
Un Anello che li doma, un Anello che li chiama,
Un Anello che li scova e alle tenebre li lega,
Nella Terra di Mordor dove l’Ombra si dirama.

Alessandro Paolo Lombardo

 

Di seguito l’originale inglese di Tolkien e le traduzioni canoniche in italiano.

Three Rings for the Elven-kings under the sky,
Seven for the Dwarf-lords in their halls of stone,
Nine for Mortal Men doomed to die,
One for the Dark Lord on his dark throne
In the Land of Mordor where the Shadows lie.
One Ring to rule them all, One Ring to find them,
One Ring to bring them all and in the darkness bind them
In the Land of Mordor where the Shadows lie.

—-

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.
Alliata/Principe

—-

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo,
Sette ai Principi dei Nani nell’Aule di pietra,
Nove agli Uomini Mortali dal fato crudele,
Uno al Nero Sire sul suo trono tetro
Nella terra di Mordor dove le Ombre si celano.
Un Anello per trovarli, Uno per vincerli,
Uno per radunarli e al buio avvincerli,
Nella Terra di Mordor dove le Ombre si celano.
Fatica

—-

Infine, la versione più letterale dell’amico succitato.

Tre anelli ai re degli Elfi sotto il cielo
Sette ai nobili nani nelle loro sale di pietra
Nove agli uomini mortali destinati a morire
Uno per l’oscuro signore sul suo tenebroso trono
Nella terra di Mordor dove le ombre giacciono
Un anello per per domarli tutti
Un anello per trovarli
Un anello per afferrarli
E nel buio avvinghiarli
Nella terra di Mordor dove le ombre giacciono.
Daniele Magliuolo

Qualche riga di commento

Non è facile conciliare rime, musicalità e fedeltà, per cui si tratta ovviamente di un compromesso (a meno di non spostare l’asticella totalmente verso la musicalità o verso la fedeltà). Nello specifico: nella prima strofa è stato aggiunto l’aggettivo “sconfinato”, che sembra suggerito dalla contrapposizione tra la vita all’aperto degli elfi e quella al chiuso dei nani. Anche per questo il secondo verso è stato reso con “chiusi in regge di sasso” (letteralmente sarebbe stato “nelle loro sale di pietra”). Il terzo verso propone “destinati al trapasso”, che rima con sasso, a posto del letterale “destinati a morire” (anche perché mortali e morire sarebbe stato ridondante, laddove in inglese abbiamo “mortal” e “die”). Per il quarto verso, “trono ottenebrato” (che rima con “sconfinato”) è abbastanza simmetrico al “dark throne” dell’originale. Per “shadows lies” si sono proposte due opzioni contemporaneamente, utilizzando il significato “distendersi”, reso con “dispiegarsi” e “diramarsi” (anche se in inglese il significato è più vasto e permette di evocare un’ombra che giace, quasi si riposa in attesa di colpire, attende e poi si distende). Si è preferito “ombra” al singolare come nella versione Principe/Alliata, ma in realtà nella poesia si parla di “ombre” al plurale, evocando una galassia di ombre che aspetta l’ombra in grado di controllarle tutte. La struttura delle rime è l’esatto opposto dell’originale. ABBA CDCD a posto di ABAB CDDC.

Per quanto riguarda le due traduzioni canoniche proposte da Bompiani, sul web c’è una gran varietà di analisi. In estrema sintesi, la prima privilegia la musicalità con una forzatura in particolare dei versi 1 e 3, che aggiungono un’idea che non è nella poesia: “la triste morte attende” fa rima con il “cielo che risplende” ma l’aggettivo “triste” è discutibile considerando che il “Fato” degli Uomini è chiamato anche il “Dono” degli Uomini e comunque dire “destinati alla morte” è altro che dire “destinati alla triste morte”. La versione di Fatica privilegia la fedeltà a grave discapito della musicalità. Nonostante questo sacrificio, nel verso 3 il Fato degli Uomini è definito, erroneamente, ancor più che triste, “crudele”